Aggiornato il 4 agosto 2026
Le commissioni Booking non sono pubblicate da nessuna parte: la percentuale è scritta nel contratto di ogni singola struttura e varia per paese e tipologia. Questo rende difficile capire quanto stai pagando davvero, e se stai pagando troppo.
Un riferimento affidabile però esiste. Nell’istruttoria antitrust A558, avviata dall’AGCM nel marzo 2024, l’Autorità ha messo nero su bianco che la commissione base applicata alle strutture italiane è il 15%, e ha ricostruito quanto costano i programmi a pagamento che si sovrappongono a quella base. Da lì partiamo.
In breve
- La commissione base di Booking.com in Italia è il 15% del valore della prenotazione.
- Sale a 18% con Partner Preferiti, fino al 23% con Preferiti Plus e fino al 30% usando il Visibility Booster.
- Si calcola sulla tariffa comprensiva di IVA ed extra. La tassa di soggiorno resta fuori.
- Chi non ha partita IVA paga in più il 22% di IVA sulla commissione, addebitato direttamente da Booking.
- Dal 2 dicembre 2024 le clausole di parità tariffaria non sono più nei contratti: puoi vendere sul tuo sito a un prezzo più basso.
Quanto prende Booking di commissione
Il 15% è il punto di partenza, non il costo finale. Ogni programma di visibilità a cui aderisci si somma alla base, e la somma cresce in fretta.
| Programma | Commissione | Cosa comporta |
|---|---|---|
| Commissione base | 15% | Il livello standard per le strutture italiane |
| Partner Preferiti | 18% | Tre punti in più sulla base, in cambio del badge e di un posizionamento migliore |
| Partner Preferiti Plus | fino al 23% | Livello superiore del programma |
| Visibility Booster | fino al 30% | Aumento volontario della commissione per date e mercati che scegli tu |
Percentuali ricostruite dall’AGCM nell’istruttoria A558 (marzo 2024). Booking.com non pubblica listini ufficiali.

Il Visibility Booster funziona con un cursore: decidi tu di quanto alzare la commissione, per quali date di check-in e per quali mercati di provenienza. Booking non dichiara né un massimo né un minimo, e questo significa che il costo dipende interamente da quanto sei disposto a spingere.
Genius e Booking Sponsored Benefit non sono la stessa cosa
Sono due meccanismi di sconto che vengono spesso confusi, ma li paga chi non ti aspetti.
Genius è uno sconto a carico tuo. Aderendo applichi almeno il 10% di riduzione sulla tua tipologia di camera più economica e più prenotata. La commissione resta la stessa, ma incassi meno: sommando il 15% di commissione al 10% di sconto, il costo reale di quella prenotazione si avvicina al 25% della tariffa piena.
Booking Sponsored Benefit funziona all’opposto: lo sconto all’ospite lo finanzia Booking, e tu ricevi l’intero importo che avevi impostato. La commissione però si calcola sulla tariffa originale, non su quella scontata.
Quanto ti resta di una prenotazione da 100 euro
Il conto cambia parecchio a seconda che tu abbia o meno la partita IVA, perché l’IVA sulla commissione segue due strade diverse.
| Voce | Con partita IVA | Senza partita IVA |
|---|---|---|
| Tariffa della prenotazione | 100,00 € | 100,00 € |
| Commissione Booking 15% | −15,00 € | −15,00 € |
| IVA 22% sulla commissione | reverse charge | −3,30 € |
| Ti resta | 85,00 € | 81,70 € |
Simulazione su una tariffa di 100 € comprensiva di IVA sul soggiorno, tassa di soggiorno esclusa.

Chi ha partita IVA assolve l’imposta in inversione contabile: se l’IVA è interamente detraibile, l’operazione è neutra e il costo del canale resta il 15%. Chi non ce l’ha paga 18,30 € ogni 100 € di tariffa, cioè un costo effettivo del 18,3%.
Con gli stessi 100 € e i programmi a pagamento, per una struttura senza partita IVA il conto diventa 21,96 € con Partner Preferiti e 36,60 € con il Visibility Booster al 30%: più di un terzo dell’incasso.
La ritenuta del 21% è un’altra cosa. Sulle locazioni brevi l’intermediario trattiene il 21% del corrispettivo lordo e lo versa all’erario. Non è un costo aggiuntivo: è un anticipo delle imposte che dovresti comunque pagare. Vale a titolo d’imposta se hai optato per la cedolare secca, a titolo d’acconto in regime IRPEF ordinario, con conguaglio in dichiarazione.
Su cosa si calcola la commissione
Le condizioni contrattuali di Booking.com definiscono la commissione come il prodotto tra numero di notti, prezzo della camera per notte, numero di camere e percentuale applicata. La parte che genera più equivoci è cosa rientri nel prezzo della camera.

Rientrano nella base di calcolo l’IVA sul soggiorno, la colazione, la mezza pensione e la pensione completa, il resort fee, i costi di servizio, le spese di check-in e check-out, i supplementi per persone aggiuntive e gli extra venduti tramite la piattaforma.
Resta fuori la tassa di soggiorno. Il contratto specifica che nel prezzo della camera, ai fini del calcolo della commissione, sono comprese solo l’IVA e imposte analoghe sulle vendite: le imposte di soggiorno comunali non rientrano.
Se gestisci una struttura dove la tassa di soggiorno incide in modo sensibile sul totale, vale la pena verificare in extranet che sia impostata come voce separata e non inclusa nella tariffa. Sbagliare quel campo significa pagare commissione anche su un’imposta che stai solo raccogliendo per conto del Comune.
Quando la commissione non è dovuta
Circola una versione semplificata di questa regola che è, semplicemente, sbagliata. Booking non applica commissione sulle prenotazioni cancellate, ma solo finché non incassi nulla dall’ospite.
La commissione è dovuta quando:
- addebiti all’ospite una penale per una prenotazione non rimborsabile o parzialmente rimborsabile;
- addebiti una cancellazione avvenuta dopo la scadenza del periodo di cancellazione gratuita;
- addebiti un no-show;
- si verifica un overbooking. Questo è il caso più insidioso: sull’overbooking la commissione si paga sempre, anche se rinunci a qualsiasi addebito verso l’ospite.
La commissione non è dovuta quando rinunci alla penale su una cancellazione o su un no-show senza incassare nulla, e quando la prenotazione viene annullata da Booking perché la carta di credito risulta non valida.
Se in fattura trovi commissioni addebitate su prenotazioni per cui hai rinunciato all’incasso, l’extranet mette a disposizione una procedura di contestazione. Vale la pena controllarle una volta al mese: sono importi piccoli che passano inosservati e si accumulano.
IVA sulle commissioni: con e senza partita IVA
Booking.com B.V. ha sede nei Paesi Bassi, e questo determina il trattamento dell’imposta.
Se hai la partita IVA, ricevi una fattura senza IVA italiana e assolvi l’imposta in inversione contabile ai sensi degli articoli 7-ter e 17 comma 2 del DPR 633/1972. Concretamente devi emettere autofattura elettronica con codice TD17 e trasmetterla al Sistema di Interscambio. È un adempimento, non un costo, ma va fatto: dal 1° settembre 2024 il decreto legislativo 87/2024 punisce l’omissione con una sanzione da 500 a 10.000 euro se l’operazione è comunque registrata, e con il 5% dell’imponibile con un minimo di 1.000 euro se non lo è.
Se non hai la partita IVA, dal 1° maggio 2023 Booking applica direttamente l’IVA italiana al 22% sulla fattura di commissione e la versa all’erario italiano. Non devi fare nulla, ma la commissione ti costa il 22% in più.
Cosa cambierà con ViDA
La direttiva UE 2025/516, adottata l’11 marzo 2025 ed entrata in vigore il 14 aprile 2025, introduce il principio del fornitore presunto per le locazioni brevi: fino a trenta notti consecutive allo stesso ospite, sarà la piattaforma a applicare e versare l’IVA sul soggiorno, non più solo sulla commissione.
Le date sono due, e vengono spesso riportate male: l’applicazione è facoltativa per gli Stati membri dal 1° luglio 2028 e diventa obbligatoria dal 1° gennaio 2030. L’Italia non ha ancora comunicato quale strada seguirà.
La direttiva prevede una deroga rilevante: comunicando alla piattaforma il proprio numero di partita IVA e dichiarando di assolvere l’imposta autonomamente, l’host resta fuori dal regime del fornitore presunto.
Il CIN e i nuovi obblighi delle piattaforme
Dal 20 maggio 2026 si applica il regolamento UE 2024/1028 sulla raccolta e condivisione dei dati relativi agli affitti brevi. Per chi vende su Booking cambiano due cose concrete: le piattaforme devono verificare il codice identificativo della struttura e rifiutare gli annunci che ne sono sprovvisti, e devono trasmettere ogni mese alle autorità nazionali il numero di prenotazioni, le notti effettivamente fruite e i corrispettivi lordi.
In Italia il codice richiesto è il CIN, il Codice Identificativo Nazionale, obbligatorio dal 2 novembre 2024 e sanzionabile dal 2 gennaio 2025. Se il tuo annuncio non lo espone correttamente, il rischio non è più solo la sanzione amministrativa: è che l’annuncio venga rimosso dalla piattaforma.
Come pagare meno commissioni Booking
Rinunciare a Booking per non pagare commissioni raramente conviene: la visibilità che perdi vale più del 15%. Ha molto più senso ridurre la quota di fatturato che ci passa attraverso, e su questo negli ultimi due anni è cambiato qualcosa di sostanziale.
Le clausole di parità non esistono più
Per anni i contratti delle OTA imponevano di non offrire altrove condizioni migliori di quelle esposte sul portale. Oggi quel vincolo è caduto, e su tre fronti indipendenti.
In Italia l’articolo 1 comma 166 della legge 124/2017 dichiara nullo qualsiasi patto con cui una struttura ricettiva si obblighi a non praticare al cliente finale condizioni migliori di quelle applicate tramite terzi. Vale dal 29 agosto 2017.
Il 19 settembre 2024 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nella causa C-264/23, ha stabilito che né le clausole di parità ampia né quelle ristrette possono considerarsi restrizioni accessorie esentabili: non sono necessarie alla redditività della piattaforma.
Infine il Digital Markets Act. Booking.com è stata designata gatekeeper il 13 maggio 2024, con obbligo di conformità entro il 13 novembre. Dal 2 dicembre 2024 Booking ha rimosso ogni requisito di parità dai contratti per le offerte basate nello Spazio Economico Europeo, modificando gli accordi standard ed emettendo oltre settanta deroghe su quelli negoziati.
La clausola è sparita, la pressione no. Va detto con onestà: l’algoritmo di ranking di Booking continua a tenere conto della competitività dei prezzi. Chi espone tariffe più alte sul portale rispetto ai propri canali tende a perdere posizioni. La parità non è più un obbligo contrattuale, ma resta una pressione di fatto. Su questo punto l’AGCM è già intervenuta: gli impegni resi obbligatori nel dicembre 2024 prevedono che i prezzi praticati sugli altri canali non possano più incidere sull’accesso ai programmi Partner Preferiti.

Spostare fatturato sul canale diretto
Se puoi legittimamente offrire un prezzo migliore sul tuo sito, il canale diretto smette di essere un’alternativa teorica. Perché funzioni servono due condizioni pratiche.
La prima è un booking engine sul tuo sito che permetta di completare la prenotazione senza attriti, con pagamento immediato e conferma automatica. La seconda è un channel manager che tenga allineate tariffe e disponibilità su tutti i canali: senza sincronizzazione, ogni differenza di prezzo che introduci diventa un rischio di overbooking, e l’overbooking, come abbiamo visto, la commissione la paghi comunque.
Un modo pragmatico di iniziare è non toccare la tariffa base, ma riservare al canale diretto quello che sul portale non puoi dare: colazione inclusa, check-out posticipato, cancellazione più flessibile, uno sconto per chi torna. Il margine lo recuperi lo stesso e non entri in guerra di prezzo con il tuo stesso listino.
Valutare i programmi a pagamento con i numeri
Tre punti di commissione in più con Partner Preferiti si ripagano solo se generano almeno il 20% di prenotazioni aggiuntive. È un conto che si può fare: prima di aderire, registra il fatturato Booking dei tre mesi precedenti e confrontalo con i tre successivi, a parità di stagione. Lo stesso vale per il Visibility Booster, con l’aggravante che lì la percentuale la scegli tu e tende a salire.
Prima di comprare visibilità, però, conviene verificare di non stare lasciando margine sul tavolo altrove: una gestione automatica dei canali che elimini disallineamenti di prezzo e disponibilità incide sul posizionamento in modo strutturale, senza aggiungere punti percentuali alla commissione.
Booking, Airbnb e canale diretto: quanto costa ciascuno
Il confronto sta per cambiare. Airbnb ha annunciato il passaggio a una commissione unica a carico dell’host, che sostituisce il vecchio modello diviso tra host e ospite: dal 13 ottobre 2026 per gli host dello Spazio Economico Europeo, dal 15 settembre per il resto del mondo.
| Canale | Commissione | Con IVA 22% | Note |
|---|---|---|---|
| Booking.com, commissione base | 15% | 18,30 € | Fino a 36,60 € con Visibility Booster |
| Airbnb, dal 13 ottobre 2026 | circa 15,5% | circa 18,91 € | Commissione unica sull’host, azzera quella dell’ospite |
| Canale diretto | — | costi di incasso | Commissioni di pagamento più il costo del software |
Costo indicativo del canale su una tariffa di 100 €, struttura senza partita IVA.
Le due OTA si stanno quindi allineando intorno alla stessa fascia di costo. Se ti interessa il dettaglio della struttura tariffaria di Airbnb, ne parliamo nell’articolo dedicato alle commissioni Airbnb.
La class action contro Booking: si può ancora aderire
Le clausole di parità rimosse nel 2024 sono oggi oggetto di un’azione risarcitoria collettiva davanti al Tribunale di Amsterdam, promossa dalla fondazione olandese Stichting Hotel Claims Alliance insieme a HOTREC e sostenuta in Italia da Federalberghi. Contesta il danno prodotto da vent’anni di clausole di parità, dal 2004 al 2024.
- L’atto è stato depositato il 30 gennaio 2026 con una prima tranche di 3.087 strutture.
- Il 30 luglio 2026 una seconda tranche ha portato il totale a 10.783 hotel.
- Le adesioni sono state riaperte: c’è tempo fino all’11 settembre 2026.
L’Italia è il paese con più adesioni: alla chiusura della prima fase, nell’agosto 2025, erano circa tremila le strutture italiane registrate. La registrazione avviene sulla piattaforma myBookingClaim e Federalberghi mette a disposizione assistenza ai propri associati.
Cosa sta facendo l’Antitrust italiano
Il tema commissioni è tornato davanti all’AGCM nell’aprile 2026. Il 22 aprile l’Autorità ha avviato l’istruttoria PS13115 nei confronti di Booking.com B.V., Booking.com International B.V. e Booking.com (Italia) S.r.l. per pratiche commerciali scorrette, dopo le ispezioni condotte il giorno precedente con la Guardia di Finanza.
La contestazione riguarda proprio i programmi di cui abbiamo parlato: secondo l’Autorità, Partner Preferiti e Partner Preferiti Plus vengono presentati ai viaggiatori come una selezione basata sulla qualità del servizio e sul rapporto qualità-prezzo, mentre l’accesso dipenderebbe soprattutto dal pagamento di commissioni più elevate, con un posizionamento privilegiato nei risultati di ricerca. Il procedimento è in corso e non è ancora arrivato a una decisione.
È il secondo intervento in due anni. Il precedente, l’istruttoria A558 per abuso di posizione dominante, si era chiuso il 19 dicembre 2024 con l’accettazione di impegni vincolanti per dieci anni.
Domande frequenti
La commissione base per le strutture italiane è il 15% del valore della prenotazione. Sale a 18% con Partner Preferiti, fino al 23% con Preferiti Plus e fino al 30% attivando il Visibility Booster. Fonte: istruttoria AGCM A558 del marzo 2024.
La paga la struttura. L’ospite vede e paga la tariffa esposta; Booking trattiene la propria percentuale addebitandola alla struttura con fattura mensile.
Si moltiplicano numero di notti, prezzo della camera per notte, numero di camere e percentuale di commissione. Il prezzo della camera comprende l’IVA sul soggiorno e gli extra venduti tramite la piattaforma, ma non la tassa di soggiorno.
No. Le condizioni contrattuali di Booking.com escludono le imposte di soggiorno dalla base di calcolo. Va però impostata correttamente in extranet come voce separata dalla tariffa.
Dipende. Alle strutture con partita IVA emette fattura senza IVA italiana, con assolvimento in inversione contabile. A quelle senza partita IVA applica direttamente il 22% dal 1° maggio 2023.
Solo se incassi qualcosa dall’ospite. Se addebiti una penale o un no-show, la commissione è dovuta sull’importo incassato. Se rinunci all’addebito, non è dovuta. Sull’overbooking invece si paga sempre.
Sì. In Italia le clausole di parità tariffaria sono nulle per legge dal 2017, e dal 2 dicembre 2024 Booking le ha rimosse dai contratti in tutto lo Spazio Economico Europeo per conformarsi al Digital Markets Act.
La percentuale è stabilita nel contratto e varia per paese e tipologia di struttura. Booking non pubblica un listino, quindi il livello applicato va verificato direttamente nel proprio contratto in extranet.
Booking invia la fattura nella prima settimana di ogni mese, relativa alle prenotazioni completate nel mese precedente. Si può pagare con addebito diretto SEPA, bonifico o pagamento online dall’extranet.
Dipende dai volumi. Tre punti di commissione in più si ripagano solo se il programma genera almeno il 20% di prenotazioni aggiuntive. Conviene misurarlo confrontando il fatturato dei tre mesi precedenti e successivi all’adesione, a parità di stagione.